il metroquadro posto fra bidet (mensola) e wc (pensatoio) è il mio milieu intellettuale: e nessuno se ne scandalizzi.
In questi ultimi giorni ho un Karma...ehm, come dire? Di merda-sì. Esso sta giocando a "Sliding Doors" con il mio destino in una maniera talmente crudele e sadica, da far somigliare Hans Landa a Dolce Remi.
Andiamo, però, con ordine. Un evento inatteso di carattere XY (moro e tonico, aggiungerei) è stato capace di non farmi dormire per una notte intera, lasciandomi di fronte a tre possibilità:
1) dare fondo al barattolo della Nutella, come se non ci fosse un domani
2) ascoltare "Vaffanculo" in loop, abbracciato al cuscino
3) leggere "L'inganno della Morte", ultimo romanzo di Guglielmo Scilla, da poco acquistato alla Feltrinelli.
In effetti, l'opzione di cui al n 1) aveva il suo fascino, ma a me le cose semplici non sono mai piaciute.
Guglielmo Scilla è un giovane blockbuster, amato da uno stuolo di fan integraliste e adolescenti; nonchè da AleTredici. Ora, Ale è ciovane, affascinante: sa far ridere e riflettere come pochi altri, coi suoi scritti; è per giunta molto carino e così, "fra il lusco ed il brusco" (cit.), lo sposerei. Capite tutti, a questo punto, che potrei affrontare spavaldo la più esagitata delle Scilline (o Wooshers?! Come si chiameranno...), ma scatenare l'ira del blogger prediletto minerebbe la mia già caduca autostima, oltre a far lievitare alle stelle il fatturato della Ferrero.
Un anno fa, quando acquistai "Dieci Regole per fare Innamorare", scritto a quattro mani con Alessia Pelonzi (che ringrazio per la presenza, discreta e lieve, come quella del baffuto dei Ricchi&Poveri), pensai: l'autore dello spigliato canale YouTube vuole sfruttare l'onda lunga del proprio successo.
D'altronde, se siamo capaci di comprare la biografia di Ibrahimovich, la carta igienica rilegata di Barbara d'Urso e i Perugina letterari di Raffaele Morelli, perchè non concedere un'occasione ad un intrattenitore del Web e della radio, dotato di indubbio talento?
Il contraddittorio di "DRpFI" era grazioso, ben strutturato, ma in fondo inconsistente: riproponeva, su carta, quanto già visto nei video del Tube: una spigliata e scanzonata sequenza di nonsense e spiritosaggini, per arrivare alla morale finale.
Oggi, con "L'inganno della Morte", siamo di fronte ad un'opera diversa, un po' romanzo e un po' novella lunga, sospesa fra il fantasy, il goth e la letteratura epica.
Confesso che i numerosi Tweet letti in questi giorni, sotto l'hashtag #ingannodellamorte mi hanno terrorizzato e scoraggiato.
"Sto finendo #ingannodellamorte, che tristezza!" Scrive una. Cucciola dolce, lui MUORE: è ovvio che il romanzo sia triste. Sarebbe come dire che Renzo e Lucia sono sfigati.
"Sto facendo leggere #ingannodellamorte anche a mio nonno" Lascialo in pace, povero vecchio! Magari ha fatto la guerra, ti ci metti anche tu?!
"La cosa più stupenda che abbia mai letto, complimenti! #ingannodellamorte". Bionda, cosa leggevi fino a ieri? Paperino Mese?!
Seguono una selva di citazioni tratte dal testo-spesso meritevoli, ma che vi risparmio-; una però mi ha colpito tanto, e credo sia doveroso riproporla: "[...]il coraggio soffre di un'enorme timidezza. Se non viene tirato fuori subito, si fa piccolo e va a nascondersi dove nessuno può vederlo" (p. 16).
Ecco. Il giovane scrittore si è impegnato, e in diversi punti il risultato è lodevole. Il romanzo, intendiamoci, è ben lontano dall'essere il capolavoro descritto dalle Guglielmole adoranti e dagli Scillini sfegatati (AleTredici, ricorda che #tappartengoediocitengo; non bannarmi): soffre di incertezze nella parte iniziale, indulgendo allo stile del WillWoosh più sarcastico e nonsense... Finchè il protagonista, Daniel Thompson, non finisce nel Regno dei Morti, e dà avvio ad una spystory in cui cerca di risolvere l'enigma del proprio assassinio. I precedenti sono illustri: dallo Zio Paperone di Don Rosa (salvato da tutto il clan Mc Duich dopo un epico duello notturno), a Jack Skeleton; fino a scomodare Ulisse Laerziade, prediletto da Atena, disceso nell'Erebo per ritrovare la via di casa. E l'incontro di Daniel con la madre (muto, fatto di sguardi struggenti in una realtà incorporea, come fra Odisseo e la sventurata Anticlea) lascia attoniti per la dolce maestria con cui è gestito.
L'Epos costruito da Scilla è articolato, talvolta di difficile gestione mnemonica. E' forte debitore di tanta cinematografia e letteratura di genere; eppure intriga. Un uomo che indaga il significato della propria morte porta a riflettere, inevitabilmente, sul significato che diamo alla nostra vita. L'autore riesce, inoltre, a non far comparire sulla fronte di Daniel Thompson il cheloide saettato di Harry Potter, seguito da Hermione e Ronald... In questa struttura laica, dai forti richiami pop, si fa strada il messaggio evangelico cui, a volte con disperazione, ci aggrappiamo tutti noi delle giovani generazioni:
Guglielmo Scilla ha scritto un racconto col cuore, nonostante l'ombra lunga di WillWoosh. Dovrà lavorare tanto, per liberare quello stile che si intravede, elegante, nelle sue pagine.Auguriamoci che riesca, nonostante le schiere di fan urlanti, ammaliate/i dalla combo "capello-lungo&sguardo-malandrino": è persona di spessore, con ottimi margini di crescita, nonostante il personaggio che rischia, spesso, di osannarlo e soffocarlo.
Ok, AleTredici: il mio sporco lavoro l'ho fatto. Un altro libro m'è passato per le mani. L'ho recensito e messo in scaffale, dopo averlo brevemente fatto stazionare sul bidet. Prometti di non bannarmi da Twitter, di non rimuovermi da eventuali social network accessibili a entrambi, e di non realizzare sulfuree bambolette woodoo con la mia faccia sopra?!
E soprattutto, prometti di essermi fedele sempre, nella gioia nel dolore ecceteraecceteraLOVOGLIO?!
...Vabbè, ne riparleremo.
Guglielmo Scilla
1) dare fondo al barattolo della Nutella, come se non ci fosse un domani
2) ascoltare "Vaffanculo" in loop, abbracciato al cuscino
(Lirico e struggente sì, ma fino a un certo punto)
In effetti, l'opzione di cui al n 1) aveva il suo fascino, ma a me le cose semplici non sono mai piaciute.
Guglielmo Scilla è un giovane blockbuster, amato da uno stuolo di fan integraliste e adolescenti; nonchè da AleTredici. Ora, Ale è ciovane, affascinante: sa far ridere e riflettere come pochi altri, coi suoi scritti; è per giunta molto carino e così, "fra il lusco ed il brusco" (cit.), lo sposerei. Capite tutti, a questo punto, che potrei affrontare spavaldo la più esagitata delle Scilline (o Wooshers?! Come si chiameranno...), ma scatenare l'ira del blogger prediletto minerebbe la mia già caduca autostima, oltre a far lievitare alle stelle il fatturato della Ferrero.
Un anno fa, quando acquistai "Dieci Regole per fare Innamorare", scritto a quattro mani con Alessia Pelonzi (che ringrazio per la presenza, discreta e lieve, come quella del baffuto dei Ricchi&Poveri), pensai: l'autore dello spigliato canale YouTube vuole sfruttare l'onda lunga del proprio successo.
D'altronde, se siamo capaci di comprare la biografia di Ibrahimovich, la carta igienica rilegata di Barbara d'Urso e i Perugina letterari di Raffaele Morelli, perchè non concedere un'occasione ad un intrattenitore del Web e della radio, dotato di indubbio talento?
Tipica cover dello SmartPhone di una Woosher, Comincio a temere per la mia incolumità.
Il contraddittorio di "DRpFI" era grazioso, ben strutturato, ma in fondo inconsistente: riproponeva, su carta, quanto già visto nei video del Tube: una spigliata e scanzonata sequenza di nonsense e spiritosaggini, per arrivare alla morale finale.
Oggi, con "L'inganno della Morte", siamo di fronte ad un'opera diversa, un po' romanzo e un po' novella lunga, sospesa fra il fantasy, il goth e la letteratura epica.
Confesso che i numerosi Tweet letti in questi giorni, sotto l'hashtag #ingannodellamorte mi hanno terrorizzato e scoraggiato.
"Sto finendo #ingannodellamorte, che tristezza!" Scrive una. Cucciola dolce, lui MUORE: è ovvio che il romanzo sia triste. Sarebbe come dire che Renzo e Lucia sono sfigati.
"Sto facendo leggere #ingannodellamorte anche a mio nonno" Lascialo in pace, povero vecchio! Magari ha fatto la guerra, ti ci metti anche tu?!
"La cosa più stupenda che abbia mai letto, complimenti! #ingannodellamorte". Bionda, cosa leggevi fino a ieri? Paperino Mese?!
Seguono una selva di citazioni tratte dal testo-spesso meritevoli, ma che vi risparmio-; una però mi ha colpito tanto, e credo sia doveroso riproporla: "[...]il coraggio soffre di un'enorme timidezza. Se non viene tirato fuori subito, si fa piccolo e va a nascondersi dove nessuno può vederlo" (p. 16).
Ecco. Il giovane scrittore si è impegnato, e in diversi punti il risultato è lodevole. Il romanzo, intendiamoci, è ben lontano dall'essere il capolavoro descritto dalle Guglielmole adoranti e dagli Scillini sfegatati (AleTredici, ricorda che #tappartengoediocitengo; non bannarmi): soffre di incertezze nella parte iniziale, indulgendo allo stile del WillWoosh più sarcastico e nonsense... Finchè il protagonista, Daniel Thompson, non finisce nel Regno dei Morti, e dà avvio ad una spystory in cui cerca di risolvere l'enigma del proprio assassinio. I precedenti sono illustri: dallo Zio Paperone di Don Rosa (salvato da tutto il clan Mc Duich dopo un epico duello notturno), a Jack Skeleton; fino a scomodare Ulisse Laerziade, prediletto da Atena, disceso nell'Erebo per ritrovare la via di casa. E l'incontro di Daniel con la madre (muto, fatto di sguardi struggenti in una realtà incorporea, come fra Odisseo e la sventurata Anticlea) lascia attoniti per la dolce maestria con cui è gestito.
L'Epos costruito da Scilla è articolato, talvolta di difficile gestione mnemonica. E' forte debitore di tanta cinematografia e letteratura di genere; eppure intriga. Un uomo che indaga il significato della propria morte porta a riflettere, inevitabilmente, sul significato che diamo alla nostra vita. L'autore riesce, inoltre, a non far comparire sulla fronte di Daniel Thompson il cheloide saettato di Harry Potter, seguito da Hermione e Ronald... In questa struttura laica, dai forti richiami pop, si fa strada il messaggio evangelico cui, a volte con disperazione, ci aggrappiamo tutti noi delle giovani generazioni:
"Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici" (Gv 15,13)
Guglielmo Scilla ha scritto un racconto col cuore, nonostante l'ombra lunga di WillWoosh. Dovrà lavorare tanto, per liberare quello stile che si intravede, elegante, nelle sue pagine.Auguriamoci che riesca, nonostante le schiere di fan urlanti, ammaliate/i dalla combo "capello-lungo&sguardo-malandrino": è persona di spessore, con ottimi margini di crescita, nonostante il personaggio che rischia, spesso, di osannarlo e soffocarlo.
Guglielmo Scilla e la tazza de la Calavera de la Catrina.
E soprattutto, prometti di essermi fedele sempre, nella gioia nel dolore ecceteraecceteraLOVOGLIO?!
...Vabbè, ne riparleremo.


Ahahahahah sono diventato un tag ♥
RispondiEliminaA parte tutto, io non sono uno "scillino sfegatato", per quanto mi piaccia lo stile dei video di woolwish (o come si scrive, uffa), e mi piace anche su RadioDeejay.
Si prende poco sul serio e mi fa ridere! Il libro non l'ho letto ma la tua recensione è ganza, tra l'altro citi la saga di Don Rosa che io... che io... #lacrime