Là dove si scrivono le note urgenti, i memorandum, e tutto ciò che passa per la testa di un grafomane incallito.
sabato 29 giugno 2013
EX LIBRIS - rubrica di cultura letteraria. Un'appendice del mio bidet, in pratica
Avrei potuto collocare questa fittizia appendice letteraria nel mio letto a due piazze. Non vorrei però dare un'idea troppo lubrica del sottoscritto, come di uno che millanta pagine prima di involtolarsi col partner, per sozzerie da mezzanotte e dintorni: anche perché cambio spesso giaciglio, e son sempre solo- come il proverbiale gambo di sedano.
Insomma, il metroquadro posto fra bidet (mensola) e wc (pensatoio) è il mio milieu intellettuale: e nessuno se ne scandalizzi. Non conta che il Pensatore di Rodin poggi su una roccia aspra e ignuda; la posizione assunta, quella è evocativa.
E' difficile scrivere di un libro che non esiste. Dimenticate l'odore della carta, il bianco opaco e istoriato di nero, il discreto fruscio che riverbera dalle dita: per leggere "Pezzenti con il Papillon-dall'omonimo blog" avrete bisogno di un Amazon Kindle, un tablet, o qualche altro diabolico supporto informatico.
Oltre, va da sè, di una robusta dose di nerdaggine.
Lorenzo Bises, cadetto ed epigono di una gloriosa famiglia, provetta nel commercio dei tessuti, è infatti autore di un blog in cui racconta, con humour, l'anomalo telefilm della sua vita. Questa si svolge fra studi universitari - ora elegantemente conclusi-, abominevoli esperienze da studente fuori sede e riunioni di famiglia. In tutto questo, un evento illumina la surreale vita dell'universitario di limitate risorse economiche (memorabile la scelta dell'appartamento in quel di Parma; o la forzata convivenza con le pugliesi, anzitempo sottratte ad un futuro di spianatoia e bigodini): la partenza per l'Erasmus in Spagna, a Tarragona. E' un termine post quem, il servizio di leva per un milanese raffinato e ironico: la pietra miliare che lo porterà ad amare luoghi, familiari ed amici con intensità finalmente consapevole e adulta. Bises scandisce la propria crescita personale in tre grandi parti, costellate di minuti e godibili episodi, di personaggi che accompagnano il lettore con ironia puntuale lungo la vita neo-bohemiénne del protagonista.
Ecco: per scrivere un romanzo di formazione non è necessario avere avuto una vita di merda alla Jacopo Ortis,conquistare la Pomerania a suon di ciottoli di fiume, farsi uno gnu bendato al suono dell'Internazionale -o lasciare Elisabetta Canalis-. E' sufficiente amare la propria esistenza, esserne osservatori attenti ed ironici; raccontarla col respiro lieve di chi sa che la propria conquista interiore vale quanto la più accesa delle battaglie politiche e sociali.
Bises, sminuendosi, dirà che queste pagine son da leggere seduti sulla tazza del wc, o sotto l'ombrellone: sa però, al pari dell'iperbolica madre dalla libreria smisurata ed efficientissima, che non esistono libri di serie A e B, ma autori onesti ed autori pretenziosi. Come, non me ne voglia, l'amato Guglielmo Scilla di "Dieci regole per fare innamorare" (ed Kowalski): anche lui blogger ironico e garbato, anche lui alle prese con un'opera prima di sicuro impatto, cui manca però il QUID di partecipazione personale, quello slancio affabulatorio che spinge ogni scrittore con un minimo d'autostima a pensare: "Questo è un momento che nessuno racconterebbe come me, qualcuno se lo lascerebbe sfuggire", e che porta Lorenzo sulla strada dei blasonatissimi nonni e prozii: quella di attento osservatore, di griot da gran salotto.
Lorenzo Bises
"Pezzenti con il Papillon"
Ebook per Amazon Kindle e compatibili
costo: € 5,05
Pregi: testo scorrevole, godibile, molto garbato. Scritto con partecipazione emotiva e senso della misura.
Difetti: risente un po' della periodicità irregolare dei blog, soprattutto nella parte I. Dalla parte II si trasforma, e vola davvero alto.
martedì 25 giugno 2013
COM'E' CHE VA
Va che, un giorno, ti ritrovi "come un seme che si risveglia pianta".
Hanno un senso i capelli caduti, la barba brizzolata, le rughe un po'asimmetriche sotto gli occhi di cane buono.
Il silenzio pervade casa e non stupisce, anche quando dal soffitto rintrona Danza Kuduro, la suoneria dei coinquilini. Nell'Apocalisse del tavolo da cucina, nel valico aperto fra le camicie stirate e le mutande da lavare -mentre il vogatore innalza, supplice, i remi al cielo- intravedi una ragion d'essere.
Hai spalle forti per reggere un testimone sgradito, la responsabilità, capace di cozzare contro ogni fantasmagorico progetto di indipendenza.
Sai rinviare le lacrime per un segreto semplice di cui pochi hanno compassione; puoi ostentare quel tanto di indifferenza per cui non finirai schiacciato.
La scrittura, cui mai hai rinunciato, torna a sedurre con grazia immota. Arianna che si dipana fra lacrime e sorrisi, si fa salda come gomena di mare. Mi aggrappo, mani ferme, fra esse un palpito di vita.
I progetti sono mutevoli, smussati allo specchio perché non evaporino, assieme alla colonia o al ciuffo esangue.
Ti fai bastare il corpo che hai, senza immolarlo all'abitudine: mescoli metodo e indulgenza come forse non credevi possibile. Scopri affetti saldi e profondi, cui paghi il prezzo di una benedetta sincerità.
Va che, tra dubbi e paure, ti scopri uomo, abbozzando un sorriso timido e quieto.
Va che, all'età di Cristo in croce, ho voglia di vivere, davvero.
lunedì 24 giugno 2013
Appunti Sparsi/ter
Forse perché sono un idiota sesquipedale, ho stracciato la bruta di due facciate, e cancellato il post tramite l'apposita applicazione Blogger, per Android. Ho pianto con dignità, pur non avendo tende scenografiche cui aggrapparmi, per poi concludere che forse, così bello, quel post non lo era affatto.
2)Casomai se ne avvertisse il bisogno, lo ribadisco: la famiglia è la cellula fondante della società. Un FAGOCITA, per la precisione, primo artefice di quella fantastica malattia autoimmune chiamata SENSODICOLPA. E nessuno se ne chiami fuori: in Italia, è la regola. Corollario: l'egoismo rende ciechi, soprattutto in famiglia.
Tutto questo a causa di Madreh: ella ribadiva: "A tua zia devi rispondere cosìecosà". Io, replicando: "guarda che ormai sono autonomo!" ho inciampato nel cordone ombelicale; again.
3)Vedendo storie di padri e figli su RaiUno, ennesima replica di Don Matteo, ho faticato per non piangere. E non perché sull'argomento io sia un filino sensibile: credo, piuttosto, di avere l'umoralità di una donna in menopausa, priva di strategici cioccolatini al liquore, o barattoli di nutella.
Rafa, sei autorizzato a ridere.
A' la prochaine!
mercoledì 19 giugno 2013
Misantropia prêt-à-porter
Pochi giorni fa, preda di una delle sue surreali e fantastiche ispirazioni, ha pubblicato una canzoncina: "Alfonso", cantata da tal Levante.
"Alfonso" ha quanto occorre per diventare un tormentone: musica orecchiabile, testo dissacrante, interprete fresca, choosy e blasée quanto basta (Dio, quanti aggettivi per declinare un semplice "Stronza"), video friendly e colorato.
Tenete bene a mente il refrain:
"Corre l'anno 2013, in mano alcolici e niente più: CHE VITA DI MERDA!"
...E non siamo noi? Generazione di contrattisti incerti, in balia di feste superflue, socialità esibita in modo quasi pornografico, sarcasmo disarmante e godibile?
Spero Levante non sfondi, e non diventi un tormentone estivo. Meriterebbe, eccome, il successo -sia chiaro! Il pubblico dei tormentoni, però, ascolta di rado quanto sente (lo dimostra Cristicchi con la sua "Ombrelloni", o il depresso Tricarico con: "Io sono Francesco"), tritando tutto con incosciente crudeltà.
Bruttistronzi.
E quest'epiteto lo rivolgo anche ai discografici, quelli che -per dire- hanno distrutto STARDUST di Mika.
Dico: avete un biondo efebico con la voce di Freddy Mercury, uno che dice al suo potenziale amato: "Se solo ti accorgessi di me, sarei la polvere di stelle nei tuoi occhi" e altre cose piuttosto esplicite... E gli piazzate accanto Chiara, che ammazza la polvere di stelle in un trito "Vieni con me"?!
A parte che un refrain simile lo cantava Giorgia, qualche anno fa, ed era circondata da cornacchie; ma vogliamo piantarla? Vogliamo smettere di trasformare canzoni fighissime in carta da pacchi per spot ingannevoli, o in patetiche melensaggini? Chiara mia, lo sappiamo tutti: se pure Mika venisse con te e la volesse (nella vita, tutto è possibile), tu non gliela daresti. Perché il gorgheggio romantico è un conto: ma all'angolo c'è sempre uno stronzo tatuato e buzzurro, che ti sbatterebbe carponi sul litorale dei sogni senza tanti complimenti; e a te starebbe pure bene.
lunedì 17 giugno 2013
IO E L'ABITUDINE.
Io non ho ancora trovato una missione, ma solo compiti provvisori e fuggevoli: il tempo trascorso finora appare sprecato.
Io sono un Prigione sbozzato nella roccia: ho mete possibili e agognate, contrapposte a vincoli insolubili.
Io non amo nessuno.
Io cerco disperatamente di sentirmi giovane, allegro, perfino sexy. Poi torna sempre un magone, alla base del petto: il peso sordo e dolente che a Leopardi (altro giovialone) rivelava il peccato di nascere.
Io metto troppi io nei miei discorsi, perchè non c'è nè potrà esserci alcun noi: solo nauseanti e mutevoli sequenze di LORO, di incerti ringraziamenti e sicuri malumori.
E vorrei che questo noi mi ridesse il sorriso, per qualche momento, alleviasse l'affondare nelle sabbie mobili: nel tempo stantio e immutato che io, in fondo, sopporto solo per Abitudine.
martedì 11 giugno 2013
Polvere di stelle.
Da adolescente -i coetanei sbavavano dietro alle ragazze, impegnati ad inserire le appendici in cavità dalla dubbia predisposizione- leggevo i classici della letteratura italiana, francese, estone e moldava (grandi libri, quelli). Studiavo la cinematografia della vecchia Hollywood e avevo i capelli con l'onda parabolica alla Elvis.
Che palle.
Di questo pastrocchio educativo, oltre
Rossella O'Hara, quando garrisce "nonsoffriràmaipiùlafameh!", o sussurra "Dopotuttodomanièunaltrogiornoh!" (declamare col birignao che più vi aggrada), è un pelino meno stolida e più realista.
Detto questo, ecco perchè amo STARDUST di Mika: qualcuno dica a questo genio di uscire dalla mia testa, di non avvalersi di questa musica strafiga -criticatelo, se avete coraggio!-, e di non usare parole che sembrano appartenere al mio adusto vocabolario.
Adusto?!
At somebody new
But stuck in my head
Is a picture of you
You were the thunder
I was the rain
I wanna know
If I'll see you again
I said I love you
You said good-bye
Everything changes
In the blink of an eye
It's been a while
I still carry the flame
I wanna know
Will I see you again
See you again
See you again
Want you to know
What you mean to me
What would take
Take you to see
I could put a little stardust in your eyes
Put a little sunshine in your life
Give me a little hope you'll feel the same
And I wanna know will I see you again
Will I see you again
I feel like a fool
'Cause you're not even there
I'm writing this song
And you don't even care
Throw me a lifeline
Open the door
And pick up my heart
That you left on the floor
On the floor
On the floor
I want you to know
What you mean to me
What would it take
Take you to see
I could put a little stardust in your eyes
Put a little sunshine in your life
Give me a little hope you'll feel the same
And I wanna know will I see you again
Will I see you again
Funny, how the time goes rushing by
And all the little things we leave behind
But even then in everything I do
Is a little bit of me
And a little bit of you
When will I see you again
When will I see you again
When will I see you again
When will I see you again
I could put a little stardust in your eyes
Put a little sunshine in your life
Give me a little hope you'll feel the same
And I wanna know will I see you again
Will I see you again
I could put a little stardust in your eyes
Put a little sunshine in your life
Give me a little hope you'll feel the same
And I wanna know will I see you again
Will I see you again
Funny, how the time goes rushing by
And all the little things we leave behind
But even then in everything I do
Is a little bit of me
And a little bit of you
When will I see you again
When will I see you again
When will I see you again