Siano maledetti i gesti uguali di ogni giorno, le piccole attenzioni, i vezzi. Maledetta la tisana di mezza sera, la chiamata veloce per un saluto, il pane appena sfornato. Maledetto tutto ciò che cristallizza il tempo: le abitudini sono incantesimi che appannano gli occhi e l'anima, specchi fatui che riflettono un dorato presente, fiocchi di raso sulle buone intenzioni.
Allo specchio non vedi che la coppia salda si allontana, che i figli hanno percorsi complessi e divergenti; non vedi la malattia, la sofferenza e l'ansia. Il nuovo è bandito, nell'abitudine: a volte un orpello, a volte una macchia da grattar via con forza, perchè il riflesso sia quello, nitido, di sempre.
Sempre che riempie la bocca, sempre che lusinga le orecchie. Sempre che consola, cementa il potere, vincola gli affetti. Sempre che stordisce, inganna, reprime, distoglie. Sempre subdolo, sempre perverso. Sempre avido, mostruoso, apocalittico. Sempre che mi hai quasi voluto morto, maledetto tu sia! Sempre che mi hai reso un urlante viscera feroce, apocalisse di lacrime e nient'altro.
Maledetto me, sterile adoratore dello specchio! Maledetti noi che cediamo all'abitudine, avvinti dai suoi fiocchi leziosi: diventano più stretti, fino a farsi corde soffocanti, anelanti la ferocia di Alessandro Magno a Gordio. Perchè, quando tagli, prossimo al soffocamento, lo specchio va in frantumi. Allora gli occhi non sono più abituati a vedere: e la realtà è spesso brutta, crudele, arida.
Di quello che era non resta più niente, nemmeno la forza per costruire. Solo rimpianto per uno specchio, che piaceva molto più della vita vera.
A volte fa bene avere uno specchio un po' falsato, uno specchio che ci rende migliori. Ti conforta, e ti dà un obiettivo, no?
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