Va che, un giorno, ti ritrovi "come un seme che si risveglia pianta".
Hanno un senso i capelli caduti, la barba brizzolata, le rughe un po'asimmetriche sotto gli occhi di cane buono.
Il silenzio pervade casa e non stupisce, anche quando dal soffitto rintrona Danza Kuduro, la suoneria dei coinquilini. Nell'Apocalisse del tavolo da cucina, nel valico aperto fra le camicie stirate e le mutande da lavare -mentre il vogatore innalza, supplice, i remi al cielo- intravedi una ragion d'essere.
Hai spalle forti per reggere un testimone sgradito, la responsabilità, capace di cozzare contro ogni fantasmagorico progetto di indipendenza.
Sai rinviare le lacrime per un segreto semplice di cui pochi hanno compassione; puoi ostentare quel tanto di indifferenza per cui non finirai schiacciato.
La scrittura, cui mai hai rinunciato, torna a sedurre con grazia immota. Arianna che si dipana fra lacrime e sorrisi, si fa salda come gomena di mare. Mi aggrappo, mani ferme, fra esse un palpito di vita.
I progetti sono mutevoli, smussati allo specchio perché non evaporino, assieme alla colonia o al ciuffo esangue.
Ti fai bastare il corpo che hai, senza immolarlo all'abitudine: mescoli metodo e indulgenza come forse non credevi possibile. Scopri affetti saldi e profondi, cui paghi il prezzo di una benedetta sincerità.
Va che, tra dubbi e paure, ti scopri uomo, abbozzando un sorriso timido e quieto.
Va che, all'età di Cristo in croce, ho voglia di vivere, davvero.
Pensavo cose simili ieri sera, quando ho provato per la prima volta il gelato al pistacchio.
RispondiEliminaPistacchio! :-Q......
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