Là dove si scrivono le note urgenti, i memorandum, e tutto ciò che passa per la testa di un grafomane incallito.
martedì 13 agosto 2013
"E'colpa dei Puffi"
"A me i Puffi fanno schifo. Voglio dire: non ci ho mai avuto niente a che fare, non mi hanno mai dato fastidio, ma io li odio. C'è un amico che una volta ne ha incontrato uno, assieme a Solfami, durante il plenilunio... Dice che ha provato a puffargli la lingua nel puffo, se capisci cosa intendo. Cioè: uno vive in un mondo che è già complicato di suo, e devi anche tener conto di questi piccoli mostriciattoli blu. Cantano, sono vezzosi, li riconosci da lontano! Hanno tutti quello stile così puffoso, sembra proprio volersi far notare, con quel basco bianco ed i pantaloni attillati... sono malati, sono esibizionisti. Non giocano alla Pallacorda, mangiano solo Pan au Chocolat e schifano i saccottini. Muovono la puffcoda, quando camminano, non dicono Snorkelate come noi. Sempre in punta di forchetta, sempre tutti gnignigni!
Magari sono nati così, magari è una malattia mentale perchè sì, sono più piccoli e meschini degli altri esseri umani, e quindi si sono inventati il mondo puffo, la puffosità, l'orgoglio puffo ed i diritti Blu.
Allora io, domani, deciderò di essere un Bragodioso... No, non lo so ancora, com'è, un Bragodioso. Ecco, un Bragodioso è come sono io, e vorrò essere difeso nel mio diritto di non mangiare le lasagne, agitarmi con gli assoli di chitarra degli Iron Maiden e fare sesso con una Hello Kitty di moquette liscia liscia, rifinita di velluto... Magari questo non scriverlo!
Ecco, il punto è questo. I Puffi fan sesso solo con altri Puffi, in un modo che io credo disgustoso. Certo, il sesso dei Bragodiosi come me è molto meglio! Si puffano il puffo l'uno con l'altro, lo puffano nella puffa, spesso fra più Puffi contemporaneamente. Questo è quel che dicono, eh! Io non l'ho mai visto.
Il sesso Puffo dovrebbe essere vietato: dico, quando fai delle cose tanto puffose, non puoi aspettarti che il popolino non reagisca. Voglio dire: già può sembrare strano un Bragodioso che vuole una Hello Kitty fresca di fabbrica, ma proprio Miss Piggy!!! Certo non vado a dire in giro che mi piace quando mi prende lo Snorkel e... Beh, lascia perdere. Un puffo, in fondo, dovrebbe vergognarsi; essere orgolioso di puffarlo nel puffo? Scherziamo?!
Andiamo, Hello Kitty piace a tutti; e se proprio non piace... Beh, Gargamella è un pezzo di Rottermeier, ma ammetto che alle volte ha ragione. Se fosse per i Puffi, vivremmo tutti dentro dei funghi rossi, balleremmo la canzone di Britney Spears (quanto piace alla mia bambina, spero non mi diventi Puffetta, però!) e faremmo altre cose puffose. Sì, anche divertenti: i Puffi coltivano delle ottime mele. sanno festeggiare la Primavera. Ma non è giusto che siano così Puffi, in fondo. Vedi Tontolone, che è morto? Dicono che si sia impiccato perchè soffriva le angherie di Birba: si sa che i gatti sono crudeli, umorali e feroci. Peggio per lui che non ha capito che essere Puffo portava solo guai. Io non ho colpa, il gatto non è mio.
Io sono un Bragodioso, e un Bragodioso è come tutti gli altri: non certo un Puffo di puffa".
martedì 9 luglio 2013
LA MAMMA CON L'HASHTAG (cronaca di una mancata separazione).
1) Sono gay.
2) Voglio emigrare.
...No, mamma. NON SONO MALGIOGLIO, sono solo gay.
3) Puoi smettere di urlare?! No, non credo che brucerò all'inferno per questo.
Oppure, potrei essere riservato, come al solito, e incrementare la privacy dei social network cui sono iscritto, fino alla modalità "palizzata".
Sappiamo tutti che le mamme non si rassegnano all'idea di lasciar andare i figli verso il proprio destino, neppure quando essi sono più che cresciuti; i figli, poi, si attardano spesso a bamboleggiare.
Finchè fui piccolo e docile, ebbi una semplice #mammaebasta. Il primogenito crebbe, e partì per l'Università: fu così che la maga del pizzo all'uncinetto si trasformò in una #mammacolcel, capace di ingaggiare schermaglie fittissime con il primo figlio.
L'esordio avvenne con un perentorio -e memorabile-:
hAi_.viSTToQWE%sONO RIUscitTa àScriv:;mEre un SMS?
La risposta del duellante fu lapidaria:
"Il cliente da lei chiamato non è al momento* raggiungibile".
*Momento: intervallo di tempo variabile, compreso fra le 4 e le 18 ore.
Capì così anche lei ciò che ogni madre sa da sempre: i figli, prima o poi si allontanano: nello spazio, ma soprattutto in pensieri, parole opere e omissioni. Tutto ciò genera ANSIA, da superare in due modi:
-riponendo fiducia sulla bontà dell'educazione impartita
-trasfomandosi in una succursale di agenzia investigativa.
Crebbi anch'io, e sappiamo tutti come andò a finire.
La #mammacolcel mi fece impazzire, anche se durò poco. I suoi "Dove sei?" e "Perchè non rispondi?" avevano carattere intimidatorio. Tentai, ingenuo, di farla diventare #mammalemail: purtroppo, il rapporto instaurato poggiava su basi paritarie, "e questo non va bene" (cit.).
Continuò a smanacciare sul web, il pc grondante avemmarie e giaculatorie per la prole omertosa: e, nel 2009, avvenne il rilascio della nuova ed esclusiva #mammasuface, il cui primo vagito fu:
"Come posso vedere i messaggi privati dei TUOI AMICI?"
Io le risposi, sarcastico: "Vuoi che ti dia la mia password?!"
"No," (faccia falsissima) "ci mancherebbe..."
Dal punto di vista delle capacità tecniche, #mammasuface è una figata: sa #googlare, #taggare, #menzionare, #condividere #aggrapparsicomeunkoala alla vita virtuale, casomai le sfuggisse qualcosa di quella reale.
Ecco perchè, accanto ai profili reali, ne ho alcuni fittizi dai nomi altisonanti.
Ho preso la decisione nel giorno in cui è avvenuto l'irreparabile. Si parlava di argomenti indifferenti, a tavola: qualcosa tipo la crisi di governo, la pace nel mondo, la gravidanza di Kate Middleton.
Ad un tratto sbotta:
"Perchè su Twitter il tuo account è protetto?"
"Oh, merda!" Penso io, e confabulo qualcosa.
"Voglio vedere cosa cinguetti!" Sentenzia, cupa.
Così, ho dovuto rassegnarmi: ho una #mammaconlhashtag.
Finito questo excursus, ho una supplica, dentro, che non posso tacere. Mamme, donne, di tutto cuore:
LASCIATECI, LASCIATEMI, ANDARE.
Per i figli è meraviglioso prolungare l'ingenua fiducia, l'idilliaco rapporto che si instaura fino alla prima adolescenza: ma non è sano. Nella vita, quando è il momento, si cammina da soli: gli adulti hanno, irrinunciabile, il dovere della scelta, al quale è sciocco ed immaturo sottrarsi.
Io non voglio dover dire tutto ad una #mammaconlhashtag, alimentando un'osmosi affettiva insoddisfacente, e ingiusta in senso morale.
Come Adam Webber, il protagonista di "Sbucato dal passato", ogni figlio scopre un mondo diverso da
In questo racconto, come spesso nella vita, il padre è assente. Che sia uno stronzo da certificazione IGP, o un brav'uomo ligio al proprio dovere, spesso è un figlio cresciuto nell'accettazione (inevitabile e ingiusta) che un uomo avrà sempre una donna cui rendere conto, e che si struggerà per loro.
Perchè le donne si preoccupano di ciò cui tengono e soffrono all'idea di lasciarlo andare via: un figlio ormai maturo, un amore infranto, il ricordo della bella stagione della propria vita.
Una cosa, davvero, vorrei dire a mia madre: a volte mi viene da piangere ed è come se, dentro, fossi spazzato da mille venti impetuosi. Ad esempio ora, che vuoi sapere e, in fondo, non capisci.
martedì 25 giugno 2013
COM'E' CHE VA
Va che, un giorno, ti ritrovi "come un seme che si risveglia pianta".
Hanno un senso i capelli caduti, la barba brizzolata, le rughe un po'asimmetriche sotto gli occhi di cane buono.
Il silenzio pervade casa e non stupisce, anche quando dal soffitto rintrona Danza Kuduro, la suoneria dei coinquilini. Nell'Apocalisse del tavolo da cucina, nel valico aperto fra le camicie stirate e le mutande da lavare -mentre il vogatore innalza, supplice, i remi al cielo- intravedi una ragion d'essere.
Hai spalle forti per reggere un testimone sgradito, la responsabilità, capace di cozzare contro ogni fantasmagorico progetto di indipendenza.
Sai rinviare le lacrime per un segreto semplice di cui pochi hanno compassione; puoi ostentare quel tanto di indifferenza per cui non finirai schiacciato.
La scrittura, cui mai hai rinunciato, torna a sedurre con grazia immota. Arianna che si dipana fra lacrime e sorrisi, si fa salda come gomena di mare. Mi aggrappo, mani ferme, fra esse un palpito di vita.
I progetti sono mutevoli, smussati allo specchio perché non evaporino, assieme alla colonia o al ciuffo esangue.
Ti fai bastare il corpo che hai, senza immolarlo all'abitudine: mescoli metodo e indulgenza come forse non credevi possibile. Scopri affetti saldi e profondi, cui paghi il prezzo di una benedetta sincerità.
Va che, tra dubbi e paure, ti scopri uomo, abbozzando un sorriso timido e quieto.
Va che, all'età di Cristo in croce, ho voglia di vivere, davvero.
lunedì 17 giugno 2013
IO E L'ABITUDINE.
Io non ho ancora trovato una missione, ma solo compiti provvisori e fuggevoli: il tempo trascorso finora appare sprecato.
Io sono un Prigione sbozzato nella roccia: ho mete possibili e agognate, contrapposte a vincoli insolubili.
Io non amo nessuno.
Io cerco disperatamente di sentirmi giovane, allegro, perfino sexy. Poi torna sempre un magone, alla base del petto: il peso sordo e dolente che a Leopardi (altro giovialone) rivelava il peccato di nascere.
Io metto troppi io nei miei discorsi, perchè non c'è nè potrà esserci alcun noi: solo nauseanti e mutevoli sequenze di LORO, di incerti ringraziamenti e sicuri malumori.
E vorrei che questo noi mi ridesse il sorriso, per qualche momento, alleviasse l'affondare nelle sabbie mobili: nel tempo stantio e immutato che io, in fondo, sopporto solo per Abitudine.
mercoledì 28 novembre 2012
SALMODIANTE L'ANIMA DOLORE
Dopo qualche calice librato agli inferi,
che tento sempre di tacere,
io sono quello ironico.
L'eccentrico garbato,
il linguacciuto istrione.
La mia casa è vuota,
l'anima divelta.
Il corpo un santuario
di profane avversità,
e giudaiche costrizioni.
L'ara non immola incensi,
salmodiante l'anima dolore;
tabernacolo invitto e desolato.
Ma, grazie a un paio di calici,
io sono quello ironico,
l'eccentrico garbato,
il linguacciuto istrione.
venerdì 19 ottobre 2012
DALLE ANTINE.
Da poco, ho schiuso le antine per poggiare un timido piede sul pavimento. Fresco, piacevole. Nessun piragna a mordermi, nessuno scorpione a danzare col suo pungiglione un attacco mortale... So che non sarò per sempre così tranquillo. Dovrò scendere, dall'arca in cui mi sono barricato, e i problemi cominceranno (ammesso che non si siano manifestati) appena poggerò sul fresco, piacevole pavimento il secondo piede, quello infido che vuole muovere altri passi.
Per ora guardo dalle antine, solleticandomi al ricordo del pulviscolo che s'è attaccato, curioso, alla pianta del mio piede. Riesco a vivere, ridere, lavorare, dormire come prima, forse con maggiore serenità, e con uguale-dolorosa consapevolezza.
Devo decidere se scrutare, dalle antine, l'orizzonte, in cerca di millimetrici e sotterranei pericoli... O forse trincherò un bicchiere di vino, as InnerMonsterS said, e farò il mio trionfale ingresso in scena. Magari sbattendo fra loro quelle antine come se fossero la porta di un locale malfamato, ed io il gangster maledetto con gessato e borsalino, pronto a fare piazza pulita.