venerdì 19 ottobre 2012

DALLE ANTINE.

Scopro che, nel gergo internazionale dei "non dichiarati", io mi trovo rinchiuso in the closet. Dall'armadio, in effetti, spio un mondo di cui mi spaventa far parte, ma che sento compatibile con la mia storia e le emozioni contraddittorie di cui mi circondo, e che ho sfruttato, spesso senza indagarle a fondo. Vivere in spazi tanto stretti, comunque, mi ha portato a sviluppare ardenti strategie di autodifesa. Per restare fra quegli sportelli sempre un po' stantii, in cui l'afoso stagnare della lana rende imperdibile ogni minimo refolo d'aria fresca, ho imparato a brandire grucce e sacchetti canforati come se fossero katane e mazze chiodate. 

Da poco, ho schiuso le antine per poggiare un timido piede sul pavimento. Fresco, piacevole. Nessun piragna a mordermi, nessuno scorpione a danzare col suo pungiglione un attacco mortale... So che non sarò per sempre così tranquillo. Dovrò scendere, dall'arca in cui mi sono barricato, e i problemi cominceranno (ammesso che non si siano manifestati) appena poggerò sul fresco, piacevole pavimento il secondo piede, quello infido che vuole muovere altri passi.

Per ora guardo dalle antine, solleticandomi al ricordo del pulviscolo che s'è attaccato, curioso, alla pianta del mio piede. Riesco a vivere, ridere, lavorare, dormire come prima, forse con maggiore serenità, e con uguale-dolorosa consapevolezza.

Devo decidere se scrutare, dalle antine, l'orizzonte, in cerca di millimetrici e sotterranei pericoli... O forse trincherò un bicchiere di vino, as InnerMonsterS said, e farò il mio trionfale ingresso in scena. Magari sbattendo fra loro quelle antine come se fossero la porta di un locale malfamato, ed io il gangster maledetto con gessato e borsalino, pronto a fare piazza pulita.

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