Ieri notte, nonostante tutti i proclami un po' deprimenti, sono uscito in giro. L'invito era di quelli che non si possono rifiutare, da parte di un'amica-che per me è più di una sorella; basti dire che ho GUIDATO, di notte e in città (detesto prendere l'auto se non è assolutamente indispensabile, e lo faccio quasi solo per lavoro). Ci siamo incontrati, abbracciati: e quell'abbraccio lo sognavo da tanto; come si sognano le vacanze estive, la fine del lavoro, la guarigione da una malattia. Abbiamo parlato, a lungo e fitto fitto, lasciando dietro ai nostri passi il filo dipanato e lucente delle nostre discrete infelicità. Non sarei voluto andare via, dico davvero... E mentre rientravo, ripensavo a colei che mi ha aiutato ad attaccare questa lavagna sul frigo, per scriverci le cose realmente importanti; quelle da evitare, quelle da vivere.
E mi son reso conto che da solo non posso farcela, che ho bisogno di un supporto farmacologico importante.
Infatti, oggi ho comprato due tavolette di cioccolato fondente.
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