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mercoledì 28 agosto 2013

HOW BLOGS SAVED MY LIFE

"Non dovrai che restare sul ponte
e guardare le altre navi passare:
le più piccole dirigersi al fiume;
le più grandi sanno già
dove andare".

In queste parole, per lunghi anni, ho identificato il tragitto della mia vita: una quieta serie di impegni, tappe da raggiungere, doveri da adempiere. Ogni giorno a capo chino, con la dedizione rassegnata degli amanuensi.
Ero un giovane morto, inchiodato nella tomba ovattata dell'obesità, della fidanzata-che-mi-respinge, del cattolicesimo vissuto come muta professione laica, saio pungente sulla pelle nuda.

Non ero infelice, o non sapevo di esserlo. Guardavo i  coetanei vivere, sempre un passo avanti a me: piccole chiatte da rimorchio e grandi vaporiere, cariche di promesse o fumo. Affrontavano la corrente impetuosa del destino; io mi contentavo di aspettare.

Poi c'erano gli uomini. Sbirciati sulle copertine delle riviste, nelle pubblicità di profumi (con la lussuria vigorosa che solo gli anni '90 permettevano), nei filmacci sconci di seconda serata. Li adocchiavo andando a scuola, i bulli coi muscoletti rachitici dell'adolescenza, e la protervia di chi vuole investire il fatuo capitale del proprio corpo, senza procacciarsi altro. Vestivano t-shirt dalle maniche rigirate, canotte della salute... tutti quegli obbrobri per cui i Take That non pagheranno mai abbastanza.

Non capivo perché tanta attrazione, non volevo indagarlo. La pulsione fisica, fra vergogna e spasimo, doveva essere saziata, e in questo modo continuavo ad essere il figlio modello, il bravo ragazzo, l'esempio di educazione ammirato da tutti, e mai amato.

Se l'anima ha i propri riti, il corpo ha le sue feste, cui le gabbie fisiche e morali mi hanno sempre sottratto. Così l'insoddisfazione cresceva, assieme alla ricerca -almeno visiva- di corpi su cui sfogarmi con rabbia, disgusto e voluttà. L'insoddisfazione ha preso i contorni definiti dell'ansia, della depressione: si cibava vorace di quanto ero diventato: uno studente mediocre, un nerd solitario, un infelice asservito alla volontà altrui.

[Ci sono capitoli che, per pudore, non voglio narrare: chi c'è stato e mi ha risollevato dal gorgo in cui stavo precipitando avrà per sempre la mia gratitudine.]

Nella risalita, ho infine ammesso di essere omosessuale, dando alla voglia "sconcia ed oscena" il nome che le è dovuto. Cerco di conoscerla, di accettarla nella sua normalità: i corpi appartengono a uomini come me, con cui condivido il percorso di dolore, rabbia e accettazione. Ho pensato quindi di scendere dal ponte, di avvicinarmi al pontile d'imbarco, conscio dei miei fardelli e avido di vita vissuta. Confesso che, a spronarmi, è stata la scrittura: sia quella praticata in blog che purtroppo son caduti, sotto il peso degli anni e di un malinteso senso del dovere verso lo studio; sia quella, avida, dei blog divorati a tarda notte, con le zanzare a far festa sulle mie mani, gli occhi e il cervello festanti.

River è stato il primo: mi ha introdotto in un mondo di dolcezza, timidezza e malinconia, inframmezzata a sensualità pruriginose, mai volgari. Il tutto sorretto da una scrittura robusta, lineare, ipnotica. C'è stato il Dr Apocalypse di Spetteguless, più sguaiato e roboante, divertente, amaro ed eccessivo. C'è stato S., con il suo commovente romanzo di formazione, e la prima mail di gratitudine che gli ho spedito, così, come un qualunque adolescente incauto e innamorato.
Cosa dire di (In)co? Lo amerei, se lo avessi qui davanti! Passione, intelligenza, erotismo, sensibilità... Cosa non ha, quest'uomo, così che non lo si possa vezzeggiare, come non ammirare un corpo fatto di parole, sensualità consapevole e matura?!
E di Rafa, dal percorso spinoso e altalenante? Sappi che non ti dimentico, e le chattate notturne torneranno, spero. Sei una buona compagnia, e un "bravo ometto".
Infine, ci sono Tredici e Lorenzo Bises... Li adulo già abbastanza, rischierei di essere melenso e ridondante; non voglio rischiare. Però vi voglio bene, perchè mi fate sorridere con leggerezza, come fratelli di penna il cui genio non delude mai.

Sappiate che le vostre parole sono state, sono e saranno, gomena per salpare lungo la corrente, a bordo di un'imbarcazione che ancora non conosco. Le parole, per Deus, sono state uno sprone affinchè lasciasse il ponte, indossasse casacca e pantaloni e decidesse di imbarcarsi per la rotta più dura ed esaltante di tutte: l'accettazione di sè stessi, la consapevolezza dei limiti e delle gioie di essere uomini gay, persone con un percorso difficile ed un avvenire di speranza.

Qualcun altro, senza che io lo veda, ha preso il mio posto, e tiene inquieto la ringhiera come facevo io, scrutando vacuo l'orizzonte.

E' per lui che voglio scrivere: può seguire la corrente o combatterla, ma Dio non voglia che resti fermo a guardare le navi passare: così si muore dentro.

Io non voglio che succeda.

martedì 13 agosto 2013

"E'colpa dei Puffi"

Questa è la dichiarazione di un individuo che vuole rimanere anonimo, un amico di John e Solfami che ha voluto dire la sua sulla recente escalation di angherie a danno dei Puffi del bosco Blu. E' un'opinione personale, ma è quello che i Puffi si sentono dire ogni giorno: la realtà con cui si scontrano.


"A me i Puffi fanno schifo. Voglio dire: non ci ho mai avuto niente a che fare, non mi hanno mai dato fastidio, ma io li odio. C'è un amico che una volta ne ha incontrato uno, assieme a Solfami, durante il plenilunio... Dice che ha provato a puffargli la lingua nel puffo, se capisci cosa intendo. Cioè: uno vive in un mondo che è già complicato di suo, e devi anche tener conto di questi piccoli mostriciattoli blu. Cantano, sono vezzosi, li riconosci da lontano! Hanno tutti quello stile così puffoso, sembra proprio volersi far notare, con quel basco bianco ed i pantaloni attillati... sono malati, sono esibizionisti. Non giocano alla Pallacorda, mangiano solo Pan au Chocolat e schifano i saccottini. Muovono la puffcoda, quando camminano, non dicono Snorkelate come noi. Sempre in punta di forchetta, sempre tutti gnignigni!

Magari sono nati così, magari è una malattia mentale perchè sì, sono più piccoli e meschini degli altri esseri umani, e quindi si sono inventati il mondo puffo, la puffosità, l'orgoglio puffo ed i diritti Blu. 
Allora io, domani, deciderò di essere un Bragodioso... No, non lo so ancora, com'è, un Bragodioso. Ecco, un Bragodioso è come sono io, e vorrò essere difeso nel mio diritto di non mangiare le lasagne, agitarmi con gli assoli di chitarra degli Iron Maiden e fare sesso con una Hello Kitty di moquette liscia liscia, rifinita di velluto... Magari questo non scriverlo!
Ecco, il punto è questo. I Puffi fan sesso solo con altri Puffi, in un modo che io credo disgustoso. Certo, il sesso dei Bragodiosi come me è molto meglio! Si puffano il puffo l'uno con l'altro, lo puffano nella puffa, spesso fra più Puffi contemporaneamente. Questo è quel che dicono, eh! Io non l'ho mai visto.
Il sesso Puffo dovrebbe essere vietato: dico, quando fai delle cose tanto puffose, non puoi aspettarti che il popolino non reagisca. Voglio dire: già può sembrare strano un Bragodioso che vuole una Hello Kitty fresca di fabbrica, ma proprio Miss Piggy!!! Certo non vado a dire in giro che mi piace quando mi prende lo Snorkel e... Beh, lascia perdere. Un puffo, in fondo, dovrebbe vergognarsi; essere orgolioso di puffarlo nel puffo? Scherziamo?!

 Andiamo, Hello Kitty piace a tutti; e se proprio non piace... Beh, Gargamella è un pezzo di Rottermeier, ma ammetto che alle volte ha ragione. Se fosse per i Puffi, vivremmo tutti dentro dei funghi rossi, balleremmo la canzone di Britney Spears (quanto piace alla mia bambina, spero non mi diventi Puffetta, però!) e faremmo altre cose puffose. Sì, anche divertenti: i Puffi coltivano delle ottime mele. sanno festeggiare la Primavera. Ma non è giusto che siano così Puffi, in fondo. Vedi Tontolone, che è morto? Dicono che si sia impiccato perchè soffriva le angherie di Birba: si sa che i gatti sono crudeli, umorali e feroci. Peggio per lui che non ha capito che essere Puffo portava solo guai. Io non ho colpa, il gatto non è mio. 
Io sono un Bragodioso, e un Bragodioso è come tutti gli altri: non certo un Puffo di puffa".